Piccole, grandi soddisfazioni

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Il mio percorso di autoproduzione è iniziato da quando mi sono trasferita in campagna e ho sentito in maniera più diretta l’impatto che le mie azioni quotidiane potevano avere sulla natura. Ho iniziato a muovere i primi passi cercando di trovare delle valide alternative ai prodotti che ero abituata ad utilizzare per la pulizia della casa:  non mi piaceva disperdere nell’ambiente in cui vivevo prodotti chimici inquinanti. Ho sempre pensato di avere una qualche sensibilità verso l’ambiente abbastanza presente, ma finche vivevo in appartamento a Bologna, o a Basilea non mi ero mai posta questa questione in maniera così forte da decidere di cambiare il mio comportamento; probabilmente il contatto quotidiano con la natura ha risvegliato in me questa coscienza.
Mi sono posta degli obiettivi per iniziare a variare le abitudini d’acquisto e fare in modo che fossero sostenibili per me. Il mio primo esperimento è stato la produzione di lisciva con la cenere del camino, dalla pulizia della casa sono passata alla pulizia della persona e ho apportato dei cambiamenti davvero sostanziali rispetto alle mie abitudini precedenti.
In campagna non c’è un supermercato dietro ogni angolo, in questi paesini vedo sempre la chiesa, il bar dove già alle 10 di mattina si trova gente al banco che beve spritz, un alimentari e se va bene il panificio. Non avere sempre a disposizione comodamente sotto casa o nelle vicinanze prodotti finiti da consumare ti fa ricalcolare i bisogni e le abitudini, ti fa riscoprire il piacere di fare le cose rispetto a comprarle. Ho iniziato a seguire le stagioni negli acquisti di frutta e verdura e comprando frutta e verdura principalmente da contadini che vanno nei campi armati di coltellino e secchio. E se ancora i finocchi non sono pronti, in compenso lo sono magari le zucchine! Perchè mangiare un’ananas in Veneto a dicembre? Ci sono le mele, i cachi, le pere, i molograni, le arance: frutta che si coltiva in Italia e magari anche vicino a dove viviamo. La freschezza di questi prodotti non è comparabile a quella che si trova in un supermercato: ho iniziato ad apprezzare verdure che prima non usavo perchè non avevano un sapore.Ora il gusto lo sento eccome! Mi ricordo la prima volta che ho preso i finocchi dal contadino, ne avevo una cassetta nel baule che ha inebriato la macchina del suo tipico profumo. Non mi era mai capitato prima di sentire in maniera così reale il profumo di una verdura.
Sulla scia di queste nuove abitudini e di piccoli gesti quotidiani come fare il pane, la piadina, mangiare le uova delle galline che razzolano in giardino sono arrivata a pensare all’autoproduzione del dado. Consumavo molti dadi vegetali, bio, senza glutammato e tutto quello che di più sano ci poteva essere per fare minestre che scaldano nelle sere d’inverno. Mi sono messa all’opera facendo ricerche, scovando ricette e ho dato inizio alle sperimentazioni fino a trovare una ricetta ideale! Da subito il mio dado mi ha dato grandi soddisfazioni e ho iniziato ad usarlo non solo per brodi ma per insaporire un sugo, un risotto o per un soffritto. Era comodo e funzionale e dopo aver superato il mio test è scattata la distribuzione del dado vegetale a familiari e amici! Ho ricevuto riscontri positivi e complice un mercatino dell’usato che avrei dovuto fare a breve, ho pensato di provare a vendere anche il dado e le uova delle mie galline. Nella confusione di oggetti della mia bancherella ho creato un piccolo corner dedicato e ho esposto in un cesto uova e dado. L’esperimento è andato bene e, incoraggiata dai complimenti che ricevevo e dalle prime vendite, ho iniziato a pensare ad altri prodotti che potevo proporre, così al secondo appuntamento del mercatino ho lasciato a casa i vestiti e ho portato solo i miei prodotti: il dado vegetale, le uova delle galline, il sale e le zollette di succhero aromatiche!
Piccole soddisfazioni che mi rendono felice!

 

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